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Giant Woman vs. Big Octopus (2011) è un film horror-comico-erotico giapponese diretto da Takao Nakano, di seguito il download sub ita.
Purtruppo la cosa più bella di questo film è la copertina. Nonostante la presenza di due pornostar, in particolare Alice Ozawa, che ricorderete nei primi film della saga Rape Zombie, il film non ha niente di particolare, a parte alcune scene divertenti. La cosa più deludente è che lo scontro della locandina compare letteralmente solo alla fine del film. Tralascio il terribile green screen e la cgi…
Trama del film Giant Woman vs. Big Octopus (2011) download film sub ita sotto
Nagi is a diver from a quiet fishing village where a series of strange incidents have been occurring recently, including residents that have gone missing. One day, a stranger takes her to an office where she is asked to recover sunken treasure at Kaijin Reef. Nagi agrees to do so, but during her dive, she gets exposed to strange radiation. Afterwards, she starts to experience moments where she exponentially grows in size. This causes a lot of problems for her and the people surrounding her.
Scarica i sottotitoli in italiano
Sub ita: https://www.opensubtitles.org/it/subtitles/14051120/giant-woman-vs-big-octopus-it
Download film + sub ita
Recensione parte 1
Non si sa bene come, né perché qualcuno continui ancora a produrre film a Takao Nakano. Il suo cinema è sempre uguale e sembra quasi invariato rispetto a 20 anni fa. Analfabetismo totale nella regia, messa in scena pessima, effetti speciali oltre il cheap, totalmente artificiosi e un profluvio di sesso soft e di pornostar che si avvinghiano tra di loro simulando una lotta burrosetta. Ma non siamo sui livelli di povertà e di idee più “razionali” di un Minoru Kawasaki, ma andiamo ben oltre (e più in basso).
D’altronde la regia è il mestiere collaterale di Takao Nakano nativamente organizzatore di incontri di wrestling femminile. Di lui abbiamo già parlato mille volte (Big Tits Zombie, Sexual Parasite: Killer Pussy…) ma ogni volta rimaniamo basiti di fronte alla sua prolificità e al continuo perseguire un’ideale di cinema comunque tutto sommato coerente e “autoriale” (notare il virgolettato). Idee stranamente deliranti e folli appoggiate su un alfabetismo totale in tutto ciò che ha a che fare con l’impianto filmico il cui ultimo fine è intrattenere con stimoli ciclici riconoscibili e ludici; attricette svestite e dal fisico morbido prese in prestito dal cinema porno locale, un po’ di “cat fight” e qualche creatura gommosa che possa garantire una deriva TEENtacolare.
Recensione parte 2
Anche qua troviamo una storia ridicola sulla quale sono appoggiati (male) poverissimi effetti digitali rubati da varie videobank e fortunatamente un mostro finale carnevalesco ma tutto sommato pittoresco (il polipo di cui il titolo). Una ragazza pescatrice viene ingaggiata per recuperare uno strano manufatto dalle profondità degli abissi. Ma delle radiazioni fanno si che questa possa assumere il potere di crescere a dismisura nei momenti meno opportuni diventando una sorta di Godzilla seminudo dalle fattezze però umane. Dovrà vedersela sul finale contro un enorme polipo rosa particolarmente arrapato (in testa al film viene citato esplicitamente il quadro di Hokusai, Il Sogno della Moglie del Pescatore).
Questo briciolo di pretesto narrativo serve ad offrire alcune sequenze buffe tra cui una goffa arrampicata di un gangster sui seni della ragazza. Ma tutto l’impianto visivo è realizzato in una maniera genialmente povera ma efficace che necessita la resa incondizionata ai “poteri” affabulatori del regista; nemmeno delle semplici scene di nuoto sono girate realmente ma realizzate su blue screen mediante ragazza distesa che mima goffamente i gesti del nuoto stesso.
Recensione parte 3
Film praticamente introvabile, uscito solo in video in poche copie, per un pubblico affezionato o che si arrenda totalmente all’ingenuità, all’estetica e etica del regista. In fin dei conti si tratta di un cinema integralmente vergine che può essere comunque una sorta di stimolo per azzerare l’approccio visivo e cerebrale al cinema, una sorta di intervallo visivo da utilizzare di tanto in tanto per intervallare i troppi film e serie tv ricche e patinate di cui facciamo indigestione onde resettare parzialmente i sensi percettivi. Fatti i debiti paragoni, appunto, quasi la valenza del cinema di Zulawski privo però di qualsivoglia rilevanza cinematografica.
Trama: Letterboxd
Recensione: Senesi Michele Man Chi (AsianFeast.org)
Altri film in cui l’animale compare solo alla fine: Jaws In Japan (2009)